Due modi di fare un'ispezione termografica industriale

Tecnico che ispeziona un quadro elettrico in tensione con la termocamera

Un quadro elettrico generale che alimenta una linea produttiva strategica inizia a mostrare segni di sofferenza. C'è il sospetto di un surriscaldamento e si decide di effettuare un'ispezione termografica. Il modo in cui viene eseguita traccia una linea netta tra un disastro sfiorato e un intervento predittivo perfetto.

Mettiamo a confronto due approcci opposti sullo stesso impianto.

Scenario A: l'ispezione improvvisata

Il tecnico arriva davanti al quadro con in mano solo la termocamera. Ha fretta, considera l'ispezione un controllo di routine da sbrigare velocemente e pensa: «è solo una foto al volo, non serve perdere tempo con la burocrazia».

  • I permessi ignorati: non viene compilato alcun Permesso di Lavoro (PdL), né viene fatta una valutazione dei rischi sul momento (FLRA). Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione non è nemmeno a conoscenza dell'operazione.
  • L'apertura del quadro: approfittando del fatto che la termografia non richiede l'arresto dei macchinari, il tecnico apre direttamente la portella del quadro in bassa tensione mentre l'impianto è in piena marcia e sotto carico. Lo fa senza delimitare l'area, senza esporre la cartellonistica di pericolo e indossando solo i classici abiti da lavoro in poliestere, senza alcuna protezione facciale.
  • Il rischio sfiorato: durante il rilievo la termocamera si avvicina troppo alle barre scoperte in tensione. La polvere accumulata, un attrezzo sfuggito di mano o un movimento repentino potrebbero innescare un arco elettrico. Anche in bassa tensione, un'esplosione da arco a quella distanza investe l'operatore con un'onda d'urto e temperature che superano istantaneamente i 5.000 °C — la superficie del Sole — con picchi ancora più elevati nel punto esatto di innesco. Senza DPI adeguati, l'esito è drammatico.
  • Il risultato: l'ispezione viene completata «con fortuna», ma il report non ha alcun valore legale, non è conforme al D.Lgs. 81/08 e, in caso di controllo o incidente, espone il Datore di Lavoro a gravissime sanzioni.
Termogramma di un interruttore scatolato con punto caldo su una fase

Scenario B: la procedura a regola d'arte

Lo stesso identico quadro viene ispezionato da un operatore termografico certificato. Qui entra in gioco la vera cultura della sicurezza industriale.

Step 1 — L'iter autorizzativo e i permessi

Prima ancora di accendere la termocamera viene avviato il protocollo di sicurezza:

  • redazione e firma del Permesso di Lavoro per attività sotto tensione o in prossimità, in conformità alla norma CEI 11-27;
  • coordinamento con il preposto dello stabilimento per l'analisi dei rischi specifici della zona;
  • delimitazione dell'area: una zona di rispetto invalicabile attorno al quadro, con catenelle e cartelli «Attenzione: lavori elettrici in corso».

Step 2 — L'armatura tecnologica (DPI di Categoria 2)

La portella si apre solo dopo aver indossato il corretto equipaggiamento per il rischio elettrico e termico, configurato per la Categoria DPI 2 (protezione minima di 8 cal/cm²):

  • Abbigliamento arc flash: giacca e pantalone, o tuta intera, in tessuti tecnici ignifughi e termoresistenti. A differenza dei normali abiti da lavoro, che si fonderebbero istantaneamente sulla pelle, questo abbigliamento funge da scudo termico e dissipa l'energia dell'esplosione.
  • Sottocasco: un passamontagna in tessuto arc flash, indispensabile per proteggere collo, orecchie e nuca dal calore radiante.
  • Protezione del volto: elmetto con visiera in policarbonato omologata per mitigare l'onda d'urto termica e le radiazioni UV/IR emesse dall'arco.
  • Protezione delle mani: guanti dielettrici isolanti della classe di tensione adeguata, accoppiati a sovraguanti in pelle contro i rischi meccanici.
  • Calzature e strumenti: scarpe antinfortunistiche con suola isolante dielettrica e termocamera professionale certificata.

Step 3 — Il rilievo radiometrico e l'analisi

Con il quadro aperto in sicurezza e l'operatore protetto, l'indagine ha inizio. Lo strumento rileva con precisione millimetrica un punto caldo su un interruttore scatolato della fase R, surriscaldato a 94 °C per un serraggio difettoso o un sovraccarico. Il termogramma viene acquisito mantenendo le distanze di sicurezza previste dalle norme tecniche.

Step 4 — Il report certificato e lo sconto OT23

L'ispezione si conclude senza alcun rischio. L'operatore rilascia un report termografico ufficiale firmato come tecnico di 2° Livello ISO 9712. Questo documento ha un triplo valore:

  • fornisce alla manutenzione le coordinate esatte per pianificare il serraggio o la sostituzione del componente durante la prima fermata utile, salvaguardando la continuità aziendale;
  • dimostra l'adempimento degli obblighi di sicurezza del Datore di Lavoro (D.Lgs. 81/08);
  • diventa la documentazione probatoria da allegare al Modello INAIL OT23 per ottenere lo sconto sul premio assicurativo.
Abbandonare le procedure e i DPI non fa risparmiare tempo: aumenta solo il rischio di incidenti gravissimi e fermi d'impianto distruttivi.

Anatomia di un arco elettrico in bassa tensione

«In bassa tensione il rischio è minimo» è un falso mito. L'intensità del cortocircuito in un quadro generale BT può generare energie di arco devastanti:

  • La temperatura d'onda: oltre 5.000 °C liberati istantaneamente nell'aria.
  • La minaccia chimica: vaporizzazione istantanea del rame delle barre, che si trasforma in gas tossico espandendosi fino a 40.000 volte il suo volume solido.
  • L'effetto cinetico: un'onda d'urto pressoria in grado di scagliare frammenti e componenti del quadro verso l'operatore.

Affidarsi a specialisti dotati di permessi standardizzati, DPI omologati e certificazioni internazionali è l'unico modo per proteggere i lavoratori e gli impianti. Scopri come lavoriamo nella pagina Chi siamo, approfondisci le protezioni dall'arco elettrico o guarda i servizi sugli impianti elettrici.

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